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Sicura di essere (davvero) in forma?

07 maggio 2018

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Gli italiani sono tra i più sedentari in Europa: invece di muoverci continuiamo a sognare il Paese dei Balocchi. Ma la salute non è un gioco, e la vita non sempre una favola con l’happy ending.

 

Basta chiedere a qualunque bambino: il giorno di scuola preferito è quello che in cui si sta a casa. Ci siamo passati tutti, ad aspettare il week-end, le vacanze, la chiusura per seggio elettorale, per ristrutturazione, per sciopero o per neve. Abbiamo tutti contato i fiocchi cadere la sera sperando che l’indomani fosse così alta da non poter uscire di casa. È normale, anche i bambini che amano la scuola preferiscono serenamente svegliarsi tardi e passare la giornata fra la PlayStation e il pallone. Difficile dargli torto, non è che in età adulta gli impiegati degli uffici si struggano di dolore se l’azienda indice un giorno di chiusura straordinaria. Se chiedessimo
a un bambino, il suo sogno sarebbe quello di vivere nel Paese dei Balocchi, perché “lì non vi sono scuole, lì non vi sono maestri, lì non vi sono libri. In quel paese benedetto non si studia mai. Il giovedì non si fa scuola, e ogni settimana è composta di sei giovedì e di una domenica”. Una vera cuccagna, se non fosse che un giorno, a forza di baloccarsi, ci si risveglia trasformati in asini.

 

La nostra salute non è un gioco

La storia di Carlo Collodi fa sorridere, ma in realtà siamo tutti come Pinocchio. Pretendiamo che i nostri bambini vadano a scuola volentieri, con profitto, e siano così adulti da capire che le ore passate sui banchi saranno ripagate da una solida cultura. Noi invece no, tutti dietro a Lucignolo a spassarcela. Facciamo esattamente questo con la nostra salute, siamo peggio di un bambino di cinque anni. I bambini non possono scegliere se andare a scuola o fare i compiti, ci siamo noi a fare i Grilli Parlanti, invece a noi non ci controlla nessuno e impartiamo ordini comodamente seduti sul divano. Fare movimento tutti i giorni è ciò che consiglia a tutti l’OMS, per condurre uno stile di vita sano. Peccato che gli italiani siano tra i più sedentari d’Europa, e ben il 60% dichiari di non fare mai sport
o attività fisica. La sedentarietà è riconosciuta come un’epidemia nei Paesi occidentali, causa a catena di patologie cardiovascolari, obesità, diabete e delle più diffuse malattie croniche. Ma non c’è nessuno che ci forza, se non il buon senso (ma lo sappiamo, è più facile usarlo quando i buoni consigli li si impartisce a qualcun altro).

 

Obbligarci a muoverci è il vero welfare

L’inattività ci fa male, malissimo a livello di salute, ma ha anche un pesante impatto negativo in forma di costi diretti per il sistema sanitario – oltre che un elevato costo indiretto in termini di aumento dei congedi per malattia, delle inabilità al lavoro e delle morti precoci. Si calcola che per una popolazione di dieci milioni di persone per metà insufficientemente attive, il costo dell’inattività
sia di 910 milioni di euro l’anno – che ci paghiamo oramai anche di tasca nostra. Uno stile di vita corretto è un salvavita e i governi, cercando di rendere la salute un diritto di tutti, dovrebbero promuovere la cultura del movimento come atto di prevenzione fondamentale. Dovrebbe diventare un dovere, non solo un diritto, e se ne discute alla ricerca di riforme della mobilità urbana e incentivi fiscali per incoraggiare l’attività fisica come forma di welfare diffuso. Se fossimo in un episodio di Black Mirror su Netflix, vivremmo già in una dittatura in cui l’attività fisica è obbligatoria, ma fortunatamente (o meno?) siamo ancora liberi di poter scegliere. L’informazione c’è, nessuno può nascondersi dietro un dito, ma in molti di noi manca quel meccanismo per cui dalle belle parole si riesce a passare finalmente all’azione. Le Raccomandazioni Globali sull’attività fisica diffuse dall’OMS parlano chiaro e non sono impossibili: servirebbero solo 150 minuti alla settimana, spezzettati in modo regolare, suddivisi fra attività fisica di intensità moderata e intensa – a seconda dell’età. Non significa necessariamente fare sport, magari diventando i classici sportivi della domenica, ma qualunque movimento corporeo incluso giocare, camminare, dedicarsi ai lavori domestici, ballare o passeggiare con il cane. Questo è il minimo per evitare l’inattività fisica, a livello globale il quarto più importante fattore di rischio per la mortalità.

Oltre lo stile di vita attivo

Uno stile di vita attivo e dinamico è la base, certo, ma non basta! È diciamo il minimo sindacale per evitare un programmatico
e non così lento declino fisico e psichico. Per vivere meglio il più a lungo possibile è necessario, infatti, svolgere regolarmente esercizio fisico mirato a far lavorare in modo armonico tutte le parti del corpo, coordinando muscolatura, articolazioni, respirazione e attività cardiaca. Camminare e andare in bici fa bene, ma non è sufficiente se vogliamo ancora allacciarci le scarpe dopo i 50 anni. L’esercizio fisico deve essere strutturato per mantenere i muscoli tonici e il corpo flessibile, sempre nel rispetto delle articolazioni e prestando attenzione alla postura e alla respirazione. Sentirsi giovani non è solo una questione di testa, significa muoversi ancora con libertà, non avere il fiatone alla prima rampa di scale, riuscire a vivere la propria vita senza limitazioni. Quando si è giovani si pensa che contare sulla salute e su un fisico funzionante siano qualcosa che possiamo dare per scontato, ma non è così, e non c’è nulla di più debilitante
di sentirsi intrappolati in un corpo che non rispecchia la nostra voglia di vivere. Non fate come Pinocchio, il Paese dei Balocchi è solo un’anticamera precoce della vecchiaia.