N°2 | Estate 2018

L’editoriale di Csaba dalla Zorza

 

Il mio primo viaggio oltreoceano è datato 1983. avevo da poco compiuto 12 anni e stavo andando con le mie sorelle e mio fratello, in Brasile.
Mio padre ci aspettava dall’altro capo del mondo, all’aeroporto di rio de Janeiro. Noi eravamo su quell’aereo grande, da soli, senza la paura che avremmo dovuto avere (la più grande sono

io e mio fratello aveva all’epoca 4 anni). senza preoccupazione. solo con in testa l’idea di poter viaggiare nel tempo, lasciando il freddissimo gennaio milanese per approdare al caldo e umido cielo di rio, diverse ore dopo. la sensazione

più forte che ricordo non è legata alle ore di volo, né al viaggio in sé. È il profumo intenso di ananas maturo che trovammo ad attenderci. Così denso da impregnare l’aria e inebriare i sensi. Così dolce, da rendere tutto possibile, almeno nella mia testa. Viaggiavamo soli. Ed era bellissimo.

Neanche 7 anni dopo, quella esperienza fu ripetuta attraversando il globo in senso opposto. Non avevo ancora compiuto 19 anni e la mia destinazione
era tokyo. anche questa volta, viaggiavo sola. Verso un destino che non avevo idea quanto avrebbe segnato, di lì in poi, tutta la mia vita. Verso un Paese sconcertante, ai miei occhi di ragazza.

il cui sapore, ancora oggi, è quello umido e caldo del brodo di miso, spazzato via dal sapore pungente dello zenzero sottaceto. rosa, piccante, inaspettato. Come i miei giorni giapponesi di allora. Era il 1989. Di lì a breve avrei accettato un lavoro che mi avrebbe portato a viaggiare moltissimo, sempre sola, solcando il cielo in diverse direzioni, alla ricerca di luoghi culturalmente opposti a ciò
a cui ero abituata. Mangiando cibo di cui sino a quel momento avevo potuto ignorare l’esistenza, e che poi non avrei potuto scordare più. in un memorabilia unico la testa mi si affolla di immagini e gusti diversi: la torre di sidney e la carne di canguro. le tartarughe sulla spiaggia di Cayman e il profumo del riso al cocco caraibico. il Corcovado di rio e il suco de abacaxi. New York
e il caffè lungo. Parigi e i croissant di Rue du Cherche Midi. singapore e i suoi dim sum, piccanti e bollenti. l’ultimo viaggio, nel 2004, è stato quello che mi ha riportato a casa. E mi ha trasformato in moglie e in madre.
Ogni volta che viaggio da sola, qualcosa accade.  La vita la vedi da un’altra prospettiva quando nessuno ti parla e nessuno ti conosce. La fatica la senti in modo diverso. le idee ti si prospettano davanti in modo semplice. Quasi lineare. Capisci chi sei, e cosa vuoi. Ma devi avere il coraggio di partire sola, perché quello che cerchi è dentro di te, e non verrà mai fuori se c’è qualcuno a distrarti. Per questo motivo, dopo tanti anni passati a stare ferma, ho deciso di ripartire. Per affrontare il viaggio (breve) che va verso i 50 anni con un bagaglio ben fatto. Quello in cui torna al primo posto il desiderio di imparare. Di scoprire. Di stupirsi. E di stare bene. ok, per questo c’è Figurella. E mi affido a voi per il mio viaggio verso una forma fisica smagliante.

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