N°8 | Inverno 2019


L’editoriale di Csaba dalla Zorza

Il 5 giugno dell’anno 2008, davanti a una folla che si alza in piedi per applaudire il suo arrivo sul palco, J. K. Rowling parla ai laureandi di Harvard, la più prestigiosa università americana. Migliaia di occhi colmi di aspettativa fissano la scrittrice: una signora bionda, minuta, vestita con un abito a fiori qualsiasi e un golf beige aperto sul davanti. Immaginano certamente che sia stata chiamata lì per tenere
un discorso motivazionale, per parlare ai ragazzi di successo e di ambizione, per insegnare loro a vincere correndo più forte. In realtà stanno fissando una signora di 42 anni, che si emoziona davanti alla standing-ovation che le riservano i suoi spettatori,
e che è l’autrice della saga best seller di questo millennio: Harry Potter. Lei non è qui per incitare alla corsa, ma per parlare di una delle cose che più ci spaventa, e che più fa vergognare di noi stessi:
il fallimento

Il fallimento è parte integrante della vita di chiunque non sia tanto stupido da non ammetterlo, spiega.
È qualcosa di cui si ha paura più di ogni altra cosa, perché definisce l’insuccesso agli occhi degli altri. Chi si sente fallito, si sente schiacciato da un peso che sovente considera una condanna ingiusta, immeritata, dalla quale difficilmente riuscirà a emergere indenne. E invece no. Nel raccontare la sua esperienza questa donna insegna ai ragazzi che ha davanti la più importante tra le lezioni. Quella che nessuna università del mondo ha tra le proprie materie, e per la quale non è previsto un solo esame da superare con un bel trenta sul libretto. È la forza di volontà in un percorso difficile, complicato e fuori dalla nostra capacità di controllo.
Ci sono molti passaggi epici in questo discorso e quello che penso sia davvero il più significativo è questo.
“Voi potreste anche non fallire mai nella misura in cui è toccato a me, ma qualche fallimento nella vita è inevitabile. È impossibile vivere senza fallire in qualcosa, a meno che voi non viviate in modo talmente cauto da poter dire di non aver vissuto; in questo caso, avrete fallito a prescindere”.

Posso dirlo per esperienza personale. Perché anche io lungo il mio tragitto sin qui ho fallito, e in
una misura talmente grande da considerarla insormontabile. Ma ho vissuto. E la vita mi ha salvato. La forza di volontà che abbiamo dentro, se la educhiamo alla crescita, diventa disciplina. E se a qualcuno può sembrare tedioso vivere ispirati dalla disciplina, sappia che nel farlo si attinge a una forza incommensurabile. Etica, lealtà e determinazione sono figlie e madri al tempo stesso della disciplina che ispira la mia vita e che può ispirare quella di chiunque abbia davvero il desiderio di raggiungere un obiettivo. L’equilibrio della mente e del corpo, per molte donne, è il principale. Alcune di noi aggiungono all’equilibrio l’amore, ma forse perché ancora non sanno che quando sei in equilibrio l’amore arriva in modo spontaneo: quello per noi stesse e quello per coloro che abbiamo accanto. E poiché chi ama in modo sincero raramente può non essere contraccambiato, allora posso dire che il gioco è fatto.

Quindi, il mio augurio per la nuova decade che si apre con il 2020 non può che essere quello di riuscire a mettere ordine tra i vostri pensieri e i vostri desideri. Rimboccarvi le maniche e iniziare a convogliare tutte le vostre energie nell’unica cosa che volete davvero, perché in questo modo la otterrete e potrete godere della grande sensazione di gratificazione che la vita riserva a chi ce la fa facendo fatica. L’unica per la quale vale davvero vivere.

 

 

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