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02 Gennaio 2019

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Una sana e positiva gelosia

Se non ce n’è almeno un pizzico, significa che l’amore è finito. Ma se è troppa, significa che non è amore per niente. Come riconoscere il limite tra la gelosia positiva e quella, invece, malata?

 

di Sarah Maria Zilli

Farlo ingelosire è uno dei modi che da sempre hanno le donne per capire se un uomo a loro ci tiene davvero. Funziona così dalla festa delle medie alle nozze d’argento: la gelosia è uno dei sentimenti umani più comuni, nelle storie d’amore, ma anche di amicizia e sul lavoro. Le prime gelosie che si provano sono quelle per i genitori, per i fratelli, per gli amichetti, poi arrivano quelle d’amore proprie dell’età adulta. Naturale, sono gelosi persino cani e gatti e più o meno per le nostre stesse ragioni: vogliono essere i favoriti e corrisposti.

Gelosia significa desiderare un’altra persona e volerla vicino a sé, significa stima, amore, rispetto. Essere gelosi di qualcuno è positivo, nel senso letterale nel termine, o almeno finché la paura del rifiuto e della perdita non si insinua nella mente. Ecco che allora la gelosia diventa terrore, possesso, sospetto, e si tramuta in invidia e risentimento – tutt’altro che sani.

La storia dell’uomo dai tempi biblici di Caino e Abele si è confrontata con la gelosia e con i suoi effetti più nefasti, dalla guerra di Troia narrata da Omero all’omicidio dell’Otello di Shakespeare, fino alle cronache nazionali e ai casi di stalking e di femminicidio. Capire che cosa sia gelosia e che cosa invece patologia è fondamentale, per mantenere viva la propria relazione e per non sottovalutare segnali allarmanti.

Bisogno di sicurezza

Quando ti piace un ragazzo, farsi un giro sul suo profilo di Facebook, andare a vedere le sue foto, gli amici e magari farsi venire un brivido di gelosia quando squilla il telefono ed è una “lei”, è assolutamente normale. All’inizio di una relazione si è insicuri, si vorrebbe avere la certezza di essere ricambiati, e quindi è normale anche cercare conferme in termini di un rapporto esclusivo. Questa è la gelosia sana, è desiderio, e resta una norma in ogni fase della relazione, perché la conferma di essere amati serve sempre, anche dopo anni e quando la coppia è oramai consolidata. All’inizio si cercano conferme in dettagli impercettibili, segnali da captare da fonti esterne, poi mano a mano le conferme arrivano con gesti incontrovertibili e parole dolci, fidanzamenti e matrimoni. Ma la gelosia buona, resta.

Dalla gelosia sana a quella patologica

Provare gelosia per il proprio partner se fa gli occhi dolci ad un’altra significa solo non avere le fette di salame sugli occhi. Se invece ci trascura, se si assenta, se ricevere telefonate nel cuore della notte o è ossessionato dal telefono – che non abbandona mai neppur e un secondo, allora forse non sono paranoie. Preoccuparsi non significa essere gelose, significa non essere cretine e non voler ignorare i comportamenti anomali del partner, perché lo si ama ancora.
Essere gelosi in modo patologico significa invece dubitare di ogni azione, anche la più banale, preoccuparsi degli ex e per quello che è stato prima ancora di incontrarsi, degli amici, delle conoscenze di lavoro, di possibili nuovi incontri non ancora avvenuti… significa vedere ciò che non esiste e cercare prove in modo ossessivo per cogliere l’altro in “flagranza di reato”.

Una questione di privacy

I social network invogliano ad essere voyeure a scartabellate nel passato e nel presente digitale di una persona – e finché lo facciamo su dati nei termini della privacy, potrà essere un po’ maniacale, ma è consentito, perché si guardano cose che sono state messe lì proprio per essere guardate. Spesso ci facciamo solo del male inutilmente, traendo conclusioni affrettate e prospettando scenari inesistenti. Rimuginare su foto delle vacanze di anni prima, quando ancora non ci si conosceva, è infantile, inutile ma tuttavia possibile e nei termini della legalità. Quello che non si può fare è violare la sfera personale, controllando mail, telefonate, per non parlare dei movimenti dell’altra persona. Non importa se si teme un tradimento, se si è sposati da 50 anni o il computer è rimasto aperto proprio sotto i nostri occhi e l’occasione ci viene servita sopra un piatto d’argento: è una mancanza di rispetto grave, è un gesto di controllo, e soprattutto è illegale.

Una questione di libertà

Quando si ha paura che la relazione con l’altro sia incrinata, non ci si sente più amati o al centro delle attenzioni, si viene invasi dalla sofferenza, dal senso di abbandono, da una naturale tristezza. Diventare sospettosi, gelosi e invidiosi della vita dell’altro non ci aiuterà mai però a fare chiarezza, a capire la verità, a parlare, a superare un eventuale momento di crisi. Si peggiora solo la situazione, perché essere insistenti e possessivi non ha mai riavvicinato nessuno, anzi rivela tratti caratteriali da cui chiunque si vuole solo tenere alla larga.

La gelosia quando è così non mira a riconquistare l’altro, a essere un partner migliore, ma semplicemente a non spartire o far avere ad altri una “proprietà” che si ritiene poter amministrare in via esclusiva. Anche la coppia più affiatata però è fatta di due persone, ognuno con una propria vita privata fatta di affetti, dove la libertà è indice di un rapporto sano, di fiducia reciproca, di felicità anche individuale. Quando si tende a limitare la sfera relazionare dell’altro e la sua vita, o ci si rende conto di auto-limitarsi per quieto vivere, qualcosa non sta funzionando. Se si comincia a nascondere la verità, a mentire, ad evitare comportamenti innocenti che all’altro potrebbero dare fastidio, la relazione non è più sana. Quando non si può dire, fare ed essere ciò che si vuole, non si è più liberi, e la propria libertà è il primo valore da difendere.

 

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