Cosa hai mangiato ieri? E la settimana scorsa? Se non sai rispondere con precisione, sei in buona compagnia. Ecco perché la consapevolezza alimentare è il primo passo e perché da sola non basta.
Quante volte hai mangiato pasta questa settimana? Quante volte il pesce? Quante verdure diverse hai messo nel piatto negli ultimi sette giorni?
Se la risposta è vaga, o se stai già rivedendo mentalmente la settimana con qualche sorpresa, sei in buona compagnia. La memoria alimentare ci inganna quasi sempre e lo fa in modo sistematico, non casuale.
Il problema della memoria selettiva
Tendiamo a ricordare i pasti “virtuosi” e a dimenticare quelli meno. La brioche al bar del lunedì mattina, i biscotti del pomeriggio, la pizza del venerdì sera, il pollo fritto del weekend, nella nostra testa diventano eccezioni. Nella realtà, spesso sono regole.
Non è una bugia consapevole. È quello che il Dott. Alessandro Ricci, nutrizionista, chiama memoria selettiva: una sorta di falsa coscienza che ci porta a credere di mangiare in modo più sano e vario di quanto facciamo realmente. Pensiamo di seguire la dieta mediterranea, ma la nostra routine (pasta cinque volte a settimana, sempre le stesse quattro ricette, poco pesce, poca verdura) è tutt’altro che mediterranea.
Il diario alimentare serve esattamente a questo: a fare i conti con la realtà. Non con senso di colpa, ma con onestà.
Cos’è davvero un diario alimentare (e cosa non è)
Il diario alimentare non è uno strumento per contare le calorie. Non serve per calcolare deficit, pesare gli alimenti o costruire un sistema di punti da guadagnare e perdere. Per quello esistono già decine di app e se fossero davvero efficaci, il problema dell’alimentazione scorretta non sarebbe così diffuso.
Il diario alimentare è uno strumento di consapevolezza. Serve a capire cosa mangi davvero, a che ora, in quale contesto, con quale frequenza. Due, tre settimane di annotazioni meticolose rivelano uno schema. E quello schema è il punto di partenza per qualsiasi cambiamento reale.
L’obiettivo non è giudicare ciò che si mangia, ma conoscerlo.
Come si fa: cosa annotare e perché
Un buon diario alimentare non richiede bilance né app sofisticate. Richiede solo costanza e onestà. Ecco cosa vale la pena registrare ogni giorno:
- Tutto ciò che si mangia e si beve, inclusi i dettagli che sembrano irrilevanti il cucchiaino di zucchero nel caffè, il cioccolatino dopo pranzo, le patatine dell’aperitivo, il formaggio grattugiato sulla pasta. Spesso ci concentriamo sui pasti principali senza accorgerci che sono proprio i piccoli dettagli a fare la differenza.
- L’orario dei pasti e il contesto in cui si mangia: seduta a tavola con calma, in piedi tra un appuntamento e l’altro, sul divano davanti alla tv. Il modo in cui si mangia influisce quanto ciò che si mangia.
- Stati d’animo che accompagnano i pasti, perché molti studi dimostrano che emozioni negative come ansia, tristezza e stress tendono ad aumentare l’assunzione di cibo, spesso inconsapevolmente. Capire se la fame è fisica o emotiva è già, di per sé, una forma di consapevolezza potente.
Un consiglio pratico: tieni il diario con te e aggiornalo nel corso della giornata, non solo la sera. Aggiornarlo a distanza di ore rischia di farti dimenticare qualche dettaglio rilevante e sono spesso quei dettagli a raccontare la storia più interessante.
Gli “sgarri” non esistono
Un concetto che vale la pena smontare subito: gli “sgarri”. Ogni volta che usiamo questa parola, stiamo assegnando ai cibi la patente di giusto e sbagliato, consentito e proibito creando un sistema di regole rigide che la vita reale non può rispettare.
La vita non funziona così. Se la quotidianità è equilibrata e varia, nessun fritto misto, hamburger o pizza sarà mai un problema. Il diario alimentare non serve a registrare le “colpe” serve a capire se ciò che sentiamo come eccezione è invece diventato routine. E quella distinzione cambia tutto.
Perché cambiare le abitudini alimentari è così difficile
Eradicare un’abitudine alimentare è una delle cose più difficili che esistano. Le nostre abitudini non sono scelte consapevoli: sono il risultato di anni di routine familiare, retaggio culturale, vincoli lavorativi, gusti acquisiti nell’infanzia.
La pasta cinque volte a settimana? “È comoda. Il farro? Non piace ai bambini. Le verdure? Mio marito non le mangia.” Le risposte si assomigliano tutte e sono tutte comprensibili. Cambiare significa trovare una strada che li attraversi senza ignorarli.
Ed è qui che emerge il limite più grande di qualsiasi approccio fai-da-te: le diete che si leggono sui giornali, per quanto impeccabili dal punto di vista nutrizionale, sono pensate per vite ideali che non esistono. Funzionano sulla carta, non nel lunedì mattina in cui sei in ritardo, i bambini litigano e la colazione è quello che capita.
Il diario alimentare di Figurella: uno strumento di consapevolezza, non di controllo
In Figurella, il diario alimentare esiste ed è parte integrante del percorso. Ma viene usato in modo radicalmente diverso da come si usa tradizionalmente.
Non è associato al concetto di dieta o di controllo del peso. È uno strumento di consapevolezza del proprio stile di vita, come lo definisce Francesca, assistente e titolare del centro Figurella di Livorno e Follonica:
“A Figurella non si dà una dieta. La dieta, nella sua etimologia greca, significa stile di vita. Quello che ognuna di noi deve scoprire è imparare a capire le proprie necessità, non attraverso un regime programmato e pesato. Uno stile di vita corretto prevede una dieta alla greca: mangiare consapevolmente alimenti di stagione nelle giuste quantità. Semplicemente, ascoltando il proprio corpo.”
In pratica, il diario alimentare Figurella è uno schema giornaliero e settimanale semplice, in cui si annotano tutti gli alimenti e le bevande consumati durante la giornata: colazione, pranzo, cena, spuntini, condimenti inclusi. Più è preciso e dettagliato, più diventa uno strumento utile: non solo per te, ma per la tua assistente, che lo legge insieme al nutrizionista del centro per offrirti consigli personalizzati e adattare il tuo percorso.
I benefici che produce sono concreti: maggiore consapevolezza di ciò che si mangia anche fuori pasto, attenzione crescente nella scelta degli ingredienti, capacità di individuare eccessi o carenze alimentari.
La consapevolezza è il primo passo. Il secondo è sapere chi può aiutarti.
Tenere un diario alimentare per qualche settimana è un esercizio prezioso e spesso sorprendente. Ma la consapevolezza da sola non cambia le abitudini. Una volta capito cosa c’è da modificare, serve qualcuno che aiuti a capire come farlo in modo compatibile con la propria vita, i propri gusti, i propri vincoli reali.
Da Figurella, quella persona c’è. L’assistente dedicata conosce il tuo schema alimentare, lo legge senza giudicarlo e lavora con te per trovare una strada sostenibile quella che non richiede eroismo, ma solo la volontà di cominciare a conoscersi meglio.
Perché quando si ha un corretto stile di vita, il cibo non è più un problema. È una delle cose belle della vita.




