Stanchezza, crampi, affaticamento: in estate si corre subito a comprare integratori di potassio. Ma la scienza dice che nella maggior parte dei casi non ne abbiamo bisogno. Ecco cosa c’è davvero dietro.
Appena arriva il caldo, le pubblicità si riempiono di bustine effervescenti, bevande funzionali e integratori di potassio e magnesio. Il messaggio è sempre lo stesso: sudi, perdi sali minerali, ti senti stanca quindi integra.
L’equazione che non torna: sudore uguale carenza
Sì, in estate sudiamo di più. E con il sudore perdiamo una parte di sali minerali ma molto meno di quanto il marketing degli integratori vorrebbe farci credere. La maggior parte dei sali minerali, potassio incluso, viene eliminata attraverso le urine, non il sudore.
E soprattutto il corpo umano è una macchina straordinariamente capace di autoregolarsi. Il fatto che fino a pochi anni fa gli integratori non esistessero e le persone stessero comunque bene è già di per sé una risposta.
Il mercato del nutraceutico è cresciuto in modo esponenziale in un momento di crisi della farmaceutica tradizionale. Gli integratori hanno sostituito i medicinali negli introiti di produttori e distributori, e si vendono sulla base di bisogni spesso indotti e non diagnosticati.
Cosa dice davvero la scienza sulla carenza di potassio
La carenza di potassio, ipokaliemia, si diagnostica tramite esami del sangue prescritti dal medico, che misurano la potassiemia. Si verifica in condizioni specifiche e precise: alcolismo, diabete, patologie renali, vomito prolungato, diarrea cronica, uso prolungato di diuretici o lassativi.
Per chi conduce una vita normale, mangia in modo ragionevolmente vario e non si allena ore e ore al giorno come un maratoneta, l’alimentazione è più che sufficiente a garantire il giusto apporto di potassio.
Prima di assumere qualsiasi integratore, è fondamentale consultare un medico. Perché l’eccesso di potassio, iperkaliemia, può essere pericoloso, specialmente in chi soffre di insufficienza renale. Più potassio non significa automaticamente meglio.
Il mito sfatato della banana
La banana è diventata il simbolo universale del potassio. Ma questa convinzione non ha solide basi scientifiche.
Gli agretti contengono quasi tre volte il potassio di una banana. Gli spinaci il doppio. Sedano rapa, cavoletti di Bruxelles, carciofi, fagioli, porri, cicoria, cavolfiori e kiwi ne contengono tutti significativamente di più. Se si vuole davvero aumentare l’apporto di potassio attraverso il cibo le banane sono tra le scelte meno efficienti.
Stanchezza e crampi: forse non è il potassio
I sintomi tipicamente attribuiti alla carenza di potassio (stanchezza, affaticamento, crampi muscolari) sono talmente generici da poter avere decine di cause diverse. Prima di correre in farmacia, vale la pena farsi alcune domande più banali ma molto più utili.
Si dorme abbastanza, e con qualità? Si fa uso eccessivo di alcolici o caffeina? Lo stile di vita è sedentario? Si sta lavorando seduti per dieci ore al giorno senza mai muoversi?
La carenza di attività fisica causa crampi e dolori muscolari molto più frequentemente di una carenza di potassio. Ma per la seconda esiste una bustina monodose, per la prima, no.
I cambi di stagione e il caldo richiedono un adattamento naturale del corpo: qualche giorno di ritmo più lento, più riposo, più idratazione. Non necessariamente una pillola.
La vera soluzione è mangiare meglio
Il Dott. Alessandro Ricci, nutrizionista, è chiaro: emergenze e patologie diagnosticate a parte, la soluzione migliore è alzare la qualità di ciò che si cucina, variare il più possibile, consumare gli alimenti nel modo corretto preferibilmente crudi o poco cotti, per preservare il contenuto nutrizionale.
Bevande funzionali e bibitoni energetici non servono perchè quando si ha sete il corpo chiede acqua, in cui sono già disciolti naturalmente elementi minerali. Il resto è marketing.
Il collegamento che spesso si sottovaluta: stile di vita e micronutrienti
C’è un aspetto che emerge con chiarezza da questa analisi: molti dei sintomi che attribuiamo a carenze specifiche sono in realtà il segnale di uno stile di vita complessivamente squilibrato. Sedentarietà, sonno scarso, alimentazione monotona, stress cronico: sono questi i fattori che generano stanchezza, crampi, difficoltà di concentrazione.
Ed è esattamente su questo che Figurella lavora ogni giorno.
Il programma alimentare Figurella non è una dieta. Non si contano le calorie, non si assegnano punti, non si eliminano alimenti indispensabili all’organismo, non si seguono mode iperproteiche o dissociate. È qualcosa di più utile e più duraturo, ossia un’educazione alimentare concreta, costruita su principi semplici ed efficaci, alla portata di tutte.
Il gruppo di dietiste e nutrizionisti che prepara i programmi Figurella lavora su tutti i nutrienti, proprio come suggerito dall’OMS, proponendo un’alimentazione sana, ricca e varia. L’obiettivo è imparare a mangiare bene in modo permanente.
Riconoscere il cibo vero: il ruolo dell’assistente
Uno degli aspetti più concreti del programma è l’accompagnamento quotidiano dell’assistente dedicata.Ti insegna a riconoscere il “cibo vero” da quello industriale o artefatto, a capire come abbinare gli alimenti, a scoprire sapori diversi e a costruire un rapporto sano con il cibo.
È questa la differenza tra una dieta e un’educazione alimentare: la prima finisce, la seconda resta. E quando si impara davvero a mangiare in modo equilibrato e vario, la bustina di potassio diventa quello che è sempre stata, ossia superflua.







