Scrolliamo senza sosta sui nostri telefoni, così tanto da farci fagocitare tempo, attenzione, relazioni. Ma il problema non sono i social network, ma il modo in cui li consumiamo, compulsivamente. Serve un nuovo stile di vita.
Basta guardarsi attorno in treno, in metropolitana, in aereo: le persone sono tutte chine sugli schermi del proprio cellulare.
Quelli che leggono un libro, una rivista o che semplicemente pensano sono sempre di meno. E anche se lo sembrano magari stanno ascoltando musica o un podcast con gli auricolari.
E noi siamo esattamente come loro, incapaci di stare lontano dal telefono ma soprattutto dal flusso di informazioni continue che i social riversano nelle nostre vite.
A volte sembra quasi di stare in una puntata di Black Mirror o in qualche serie distopica ambientata nel futuro. Eppure, il futuro è già qui.
In questo articolo scoprirai:
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Cos’è il “brain rot” e perché è un problema reale
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Come lo scrolling compulsivo ci sta cambiando
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Strategie concrete per riprendersi la concentrazione
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Come Figurella ti aiuta a tornare presente
Brain rot: quando il cervello va in putrefazione
Lo si definisce “brain rot”, traducibile in “putrefazione del cervello”, determinata da un consumo eccessivo di contenuti online considerato banale o poco impegnativo come lo scrolling compulsivo sui social network.
Vale per noi adulti, che anche non essendo nativi digitali ci siamo velocemente assuefatti ai nuovi media. Ma ancora di più per i giovani delle nuove generazioni che sviluppano così il proprio cervello, messi davanti a un iPad sin dai primi mesi di vita.
Sono allarmi che erano stati lanciati già anni fa sulla televisione e sullo zapping, che in fondo è solo la versione catodica dello scrolling.
Ma la televisione non la si portava in tasca, ovunque e ogni secondo della propria giornata.
Passare il tempo a scrollare guardando stupidaggini sui social ci fa perdere tempo, e questo di per sé diventa un problema nel momento in cui ci distrae da altre occupazioni come studiare, lavorare o anche solo uscire all’aperto e trascorrere del tempo in compagnia, dal vivo, con altre persone.
Tempo divorato: quanto stiamo davvero online
In Italia, secondo il rapporto Digital 2024, passiamo in media 5 ore e 49 minuti connessi a Internet.
Un tempo enorme, se consideriamo che durante la giornata dovremmo essere impegnati a scuola, nello studio, sul lavoro.
Il tempo libero sta scomparendo
Significa che questo tempo sta erodendo il nostro tempo libero o che lo si sta trascorrendo mentre si sta facendo altro, distogliendo l’attenzione dalla realtà.
A parte il rischio di vedersi divorata buona parte della giornata senza neanche accorgersene, questo scrolling compulsivo si sostituisce a altre attività che richiedono più concentrazione.
L’allarme e il rischio per la salute
L’allarme è che questa sovrastimolazione costante possa portare a una ridotta capacità di attenzione e che tutto ciò possa avere un impatto negativo sulle nostre facoltà mentali, oltre che sull’autostima e sulla percezione di noi stessi (come ci dice la Dott.ssa Guerra).
Riprendere il controllo: strategie concrete
Si parla persino di “digital dementia” nella generazione di Internet: l’uso intensivo di questi media durante lo sviluppo del cervello può far aumentare il rischio di Alzheimer e demenze con esordi precoci in età adulta.
Gestire il rapporto con lo smartphone richiede scelte attive, non solo buone intenzioni. Alcune strategie che la ricerca ha dimostrato efficaci:
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Stabilire orari precisi in cui il telefono è off , specialmente la mattina appena svegli e la sera prima di dormire, i momenti in cui il cervello è più vulnerabile alle distrazioni.
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Disattivare le notifiche non essenziali, che frammentano l’attenzione anche quando non stiamo attivamente scrollando.
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Sostituire lo scrolling con attività che richiedono presenza fisica e mentale: camminare senza auricolari, cucinare, leggere su carta.
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E, più difficile ma più efficace, ricostruire nella propria settimana degli spazi fisici dove disconnettersi ha un senso, una struttura, un obiettivo.







